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Daniele Peluso - Apolide del Pensiero

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LA SFIDA DELLA CONOSCENZA

Vorrei studiare Filosofia.

Per il momento mi limito alla sola ricerca di me stesso, delle parole che ho perso, dei momenti lasciati in disparte, del mondo che mi circonda.

Uso questo spazio per parlare delle cose che mi colpiscono, che lasciano un segno tangibile nel corso della mia esistenza.

Cerco negli altri motivi di spunto, per capire il mondo che guardiamo assieme ma con occhi molto diversi. Nelle infinite realtà, nelle innumerevoli verità, cerco la mia strada; scopro l’essenza dell’Essere in ogni idea, in ogni moto d’animo, in ogni scintilla creativa.

“O ingegnosissimo Theuth, una cosa è la potenza creatrice di arti nuove, altra cosa è giudicare qual grado di danno e di utilità esse posseggano per coloro che le useranno. E cosí ora tu, per benevolenza verso l’alfabeto di cui sei inventore, hai esposto il contrario del suo vero effetto.

Perché esso ingenererà oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di
esercitarsi la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non
piú dall’interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato
non è una ricetta per la memoria ma per richiamare alla mente. Né tu offri vera sapienza ai
tuoi scolari, ma ne dai solo l’apparenza perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di
molte cose senza insegnamento, si crederanno d’essere dottissimi, mentre per la maggior
parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni
invece che sapienti” (Platone – Fedro 275 e)

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